Tempi duri per il commercio e non solo. E ancor peggior futuro, se non si sviluppano rapidamente idee nuove. C’è un modo di fare economia che si riduce ed un po’ alla volta scompare. La realtà intorno a noi è dura da vedere, con tanti negozi che chiudono, alberghi dismessi, attività una volta fiorenti in abbandono, alloggi chiusi da anni, impianti sportivi per sport che nessuno più pratica, chiese che nessuno più frequenta. E’la fine di un mondo che non tornerà; una fine dolorosa per tanti singoli e per la comunità, alla quale peraltro non segue un chiaro segnale di nuovo inizio di qualcos’altro. Cosa ci andrà in quei negozi chiusi che intristiscono i nostri centri abitati? Quale riuso potranno avere le infrastrutture costruite per attività ormai definitivamente tramontate? Quali figli, nipoti, pronipoti abiteranno le case (tante!) costruite dalle vecchie generazioni pensando ai propri eredi?
Per fortuna, ad un nuovo inizio ci stanno pensando in tanti e cominciano già a sperimentare concretamente il nuovo. La vita continua.
Si sta consolidando la convinzione che il futuro sarà nella maggiore flessibilità, nello svolgimento di molte funzioni in modo meno materiale che nel passato, nel passaggio dal possesso dei beni, al loro utilizzo, anche in forma comune.
Sembrano teorie utopistiche, ma le persone e anche la “mano invisibile del mercato” stanno riempiendo i vuoti lasciati dalla fine dell’economia alla quale eravamo abituati.
Gli esempi in atto sono incoraggianti anche se devono combattere con i pregiudizi radicati da sempre nella nostra società.
L’automobile? E’ mia e “non la presto a nessuno” anche se sta ferma parcheggiata per il 95% della sua vita. Poi si scopre che in molti casi il Car Sharing può coprire certe particolari esigenze, evitando l’acquisto una seconda macchina.
La casa è mia e “non l’affitto”, ma non si considerano nuove forme di uso temporaneo e garantito tramite qualificati soggetti intermediari, come ad esempio Temporary Home o Fairbnb.
Ogni contadino deve possedere tutte le macchine agricole necessarie? NO e ci ha pensato il Maschinenring. Ogni impresa di costruzioni deve possedere tutte le macchine edili? NO, ora c’è il noleggio organizzato, il Rentmas.
Ci sono sempre più Temporary Shop, oppure convivenze ben riuscite tra diverse funzioni (negozi, bar con angolo lettura o lavoro al computer), commercio e cultura. Qualche albergo vuoto viene finalmente riorganizzato per scopi sociali e culturali.
Nel mio quartiere il bravo architetto che ha progettato una nuova chiesa ha insistito per realizzare una tramezza mobile, destinando quindi lo stesso locale sia alle funzioni religiose che come punto di ritrovo per la comunità parrocchiale.
C’è un tempo ed un futuro anche dopo il Covid!
La seconda ondata del Covid è talmente drammatica che non ammette dubbi o incertezze: prima la salute! Abbiamo già sbagliato nel sottovalutare i primi effetti della pandemia all’inizio del 2020 ed ora non possiamo permetterci di ripetere quegli errori. Giustificati, dunque, i provvedimenti restrittivi per la mobilità delle persone e per determinate attività economiche e produttive. Anche per il commercio e ed il turismo, ad esempio. Altrettanto indispensabili e urgenti sono tutti i “ristori” economici previsti, anche se solo in parte concretizzati, a favore di chi rimane senza reddito. Read More
L’infermiera bardata e mascherata di tutto punto mi accoglie gentilmente sulla porta della palestra dove si svolge il test di massa anticovid della provincia di Bolzano. Ci guardiamo negli occhi e lei mi saluta e mi dà tutte le informazioni necessarie. In lingua italiana. Lei ha intuito e indovinato, come spesso capita, in quale lingua io l’avrei compresa meglio ed avrei più volentieri potuto interloquire. Alla signora in coda dietro di me, l’infermiera ha rivolto spontaneamente la parola in lingua tedesca. E via di seguito tutto il giorno. La modulistica da compilare è bilingue. Il sito che presenta tutte le regole di questa iniziativa del test di massa con 350.000 potenziali partecipanti, ha 4 opzioni linguistiche: italiano, tedesco, ladino e “in lingua facile”. I numerosi decreti del Presidente della Giunta Provinciale, decisi ed elaborati spesso sotto la la pressione delle ore e dei minuti e con un complesso linguaggio giuridico, vengono puntualmente e contestualmente tradotti e pubblicati in due lingue. Le frequenti conferenze-stampa del nostro Presidente della Giunta provinciale, Arno Kompatscher, avvengono rigorosamente in due lingue, da lui parlate in modo fluente.
Tutto è così normale che gli altoatesini e i sudtirolesi non ci badano nemmeno. E’ tutto così “per natura”? No, questo livello di bilinguismo diffuso di cui possiamo godere tutti, è frutto di un grande lavoro, impegno individuale, formazione scolastica, tolleranza reciproca e amore per l’altra lingua. Nulla di scontato.
A dare forza a questa “virtù” maturata nella società locale, contribuisce anche lo Statuto di Autonomia del 1972 (articoli 99 e 100) dove prevede il diritto di ogni cittadino di potersi rivolgere alla Pubblica Amministrazione nel propria lingua.
Scusate se è poco.
(www.albertostenico.it)
Ci eravamo abituati bene: negli ultimi trent’anni il bilancio della Provincia Autonoma di Bolzano era aumentato in modo significativo anno per anno. Assieme al bilancio, anche gli interventi pubblici a favore dei singoli cittadini, delle imprese e delle organizzazioni intermedie. Mamma Provincia sempre più generosa, anche se non sono mai mancati risentimenti e lamentele per la (asserita) sperequazione tra le categorie. Il trend positivo dei bilanci pubblici è dipeso in massima parte dalle prestazioni dei lavoratori, delle lavoratrici e delle imprese altoatesine che tutte assieme hanno alimentato con le loro imposte fiscali il bilancio. Le tasse pagate in provincia di Bolzano fluiscono per il 90% nelle casse delle Provincia, la quale peraltro si assume direttamente una gran parte delle competenze e delle spese che nel resto d’Italia competono allo Stato.
Nel pieno della attuale crisi sanitaria ed economica da Coronavirus, ognuno è consapevole delle relative conseguenze a lungo termine: nulla tornerà a breve come prima. Nemmeno i bilanci della Provincia e le sue possibilità di intervento economico a 360 gradi. Quanto l’economia sarà in difficoltà, tanto più il bilancio pubblico locale ne soffrirà. La Mamma non potrà più essere generosa come prima, anche se dovrà cercare di utilizzare al meglio gli auspicati (ma non scontati) aiuti statali ed europei. Read More
Recenti notizie di stampa, parlano di asserite difficoltà di carattere “etnico” all’interno della Caritas altoatesina. La componente di lingua italiana e quella di lingua tedesca, avrebbero (si scrive) diverse sensibilità nella gestione comune dell’associazione. La scelta della Caritas era ed è stata coraggiosa: unificare le due diverse sezioni, italiana e tedesca, fino a poco tempo fa separate organizzativamente. Con l’augurio che si tratti solo di una piccola perturbazione seguita poi dal bel tempo stabile, conviene cogliere l’occasione per qualche riflessione e qualche bilancio sulle aspirazioni interetniche nel mondo delle associazioni altoatesine. Servono proprio due diverse associazioni, italiana e tedesca, che pure si occupano dello stessop tema? Dall’alpinismo, allo sport, alla cultura, al teatro, all’economia, si vede ancora prevalentemente la presenza attiva di associazioni organizzate su basi mono-etniche e mono-linguistiche. Questa è la situazione dopo 70 anni di compresenza in democrazia dei diversi gruppi etnico-linguistici in provincia di Bolzano. Certo i precedenti 30 anni di dittature (dal 1918 al 1945) non hanno gettato le basi positive per la convivenza delle diverse culture..
In effetti il panorama attuale delle associazioni e di altre spontanee forme di aggregazione in provincia di Bolzano è estremamente diversificato: associazioni interetniche e “bilingui”, associazioni deliberatamente monoetniche e mono linguistiche, associazioni più “cosmopolite”, e tante altre forme. Read More